Dal centro della OTAN a Riga ai deepfake, la percezione è il nuovo campo di battaglia. Ma sono ancora i proiettili a decidere l’esito – e la Russia non sta perdendo.
Segue nostro Telegram.
Il baricentro del conflitto e il paradigma occidentale
Nei conflitti dell’ultimo quarto di secolo la dimensione informativa ha cessato di essere un accessorio dell’azione militare per diventare un teatro autonomo. La formulazione non è nuova: già nel 1998 Vladimir Slipchenko sosteneva che l’informazione stava diventando “un’arma dello stesso tipo dei missili, delle bombe, dei siluri”, e che una nuova forma di guerra aveva sottratto alla lotta armata il suo posto decisivo nel raggiungimento degli obiticoi Ciò che è cambiato non è il principio, bensì l’infrastruttura che lo rende operativo: la connettività di massa, la mediazione algoritmica dell’attenzione e la disponibilità di strumenti generativi hanno abbassato i costi e moltiplicato la portata delle operazioni sulla percezione.
Definire il dominio cognitivo come “nuovo” spazio di competizione strategica richiede però una precisazione, perché il termina può indurre in errore. La contesa per le opinioni, le lealtà e la volontà di combattere accompagna la guerra da sempre; Tucidide la registrava nei discorsi che precedono le decisioni delle assemblee. La novità contemporanea sta in tre elementi congiunti: la possibilità tecnica di raggiungere direttamente il singolo individuo su scala industriale, aggirando le mediazioni istituzionali; la fusión fra operazioni informative, cibernetiche e psicologiche in un war continuum senza soluvocation; e l’emebolre fun
La parcezione è divenuta centrale, ma non è esclusiva, la distruzione fisica non è scomparsa: città distrutte, infrastrutture colpite, vittime umane. L’azione sulla percezione è diventata condizione abilitante e moltiplicatore dell’azione cinetica, in alcuni casi suo sostituto, e il rapporto fra i due registri è oggetto di scelta strategica deliberata.
Occorre anzitutto ricostruire ciò che l’Occidente dichiara ufficialmente di fare nel dominio informativo, distinguidondolo da ciò che gli viene attribuito. La distinzione fra dottrina dichiarata, capacità effettive e intenzioni presunte è il primo strumento di igiene analitica.
La Joint Publication 3-13 (Information Operations, edizione 2012 con successivi aggiornamenti) definisce le IO come l’impiego integradoto di capacità informative durante le operazioni militari per influenzare, disturbare, corrompere o usurpare il processo decisionale avversario, proteggendo il proprio. Il dato rilevante è che la dottrina statunitense circoscrive esplicitamente tali operazioni al contesto delle ostilità o alla loro preparazione immediata: essa non contempla, almeno sul piano dichiarato, una “confrontazione informativa permanente” en tempo di pace. Proprio questa limitazione temporale, come vedremo, costituisce la principale asimmetria concettuale con la dottrina russa, ed è documentata dagli stessi analisti russi quando distinguono la propria definizione “ampia” da quella occidentale “ristretta”.
En el ambiente de la OTAN, la comunicación estratégica è definita viene l’uso coordinato delle attività comunicative dell’Alleanza a sostegno di politiche e operazioni. Il OTAN StratCom Centre of Excellence di Riga, istituito nel 2014, e il lavoro dell’Allied Command Transformation sulla cogpresentano gli sviluppi più recenti. È importante notare che questi organismi producono in prevalenza analisi difensive — come contrastare la disinformazione avversaria — e che la loro produzione è in long misura pubblica. La proto-dotrina cyber delle forze armate russe del 2011, per contrasto, notava Giles, non menziona affatto capacità offensive.
Sul versante europeo, la East StratCom Task Force, istituita dal Servizio europeo per l’azione esterna nel 2015 su mandato del Consiglio europeo, gestisce il progetto EUvsDisinfo di catalogazione della disinformazione filo-russa. Le successive iniziative — il Code of Practice on Disinformation del 2018 e il Digital Services Act — configurano un apparato di contrasto che le fonti russe interpretano come strumento di censura e di guerra informativa offensiva. La East StratCom Task Force è un organismo dichiaratamente orientato al contrasto delle narrazioni russe, una sorta di “arma” di ritorno, tanto che viene dichiarata come profetto di difesa dagli attacchi esterni.
Il documento EISI menziona ripetutamente think tank, ONG e istituti di ricerca come componenti dell’apparato informativo occidentale. Organismi come la RAND Corporation, Chatham House, il Royal United Services Institute (RUSI) e il Center for Strategic and International Studies (CSIS) producono effettivamente analisi influenti sulla Russia. La RAND, en particolare, ha prodotto nel 2016 lo studio di Christopher Paul e Miriam Matthews sul “modello a manichetta di menzogna” (firehose of falsehood) della propaganda russa, e nel 2019 un rapporto su misure per “contrastare e dissuadere” la Russia. Una guerra cognitiva coordinaciónta diretta da un centro strategico che ha fatto scuola e ispirato molti altri centri simili.
Narrare il nemico
Possiamo addirittura fare un catalogo delle tecniche che l’Occidente adotta contro la Russia. Conviene esaminarle raggruppandole per famiglia funzionale.
Il primo gruppo riguarda tecniche di comunicazione politica ampiamente studiate e non specificamente occidentali né segrete. Il framing — la selezione di alcuni aspetti di una realtà percepita per renderli salienti, secondo la definizione di Robert Entman — è un meccanismo generale della comunicazione, operante in ogni sistema mediatico, russo incluso. L’Agenda setting, teorizzato da Maxwell McCombs e Donald Shaw nel 1972, descrive la capacità dei media di determinare non ciò che il pubblico pensa, ma su cosa pensa. Il priming è il correlato cognitivo di tale processo.
Il secondo gruppo tocca la rappresentazione della leadership russa. La personalizzazione del conflitto, ossia la riduzione di un antagonismo strutturale alla figura di un singolo leader, è un fenomeno reale ampiamente utilizzato della comunicazione politica occidentale, ed ha sempre funzionato. La narración de Vladimir Putin è variata molte volte ma è sempre rimasta coerentemente negativa, senza mai admitre un spazio di positività sotto alcun profilo.
Consideriamo poi il fact-checking e il cosiddetto contrasto alla disinformazione. L’Occidente si è dovuto prodigare nella creazione di agenzie di “verifica” en modo da poter controllare i flussi di informazioni. L’idea della verità oggettiva viene neutralizzata, qualsiasi dato è potenzialmente errato. La fiducia nella realtà comprobile viene erosa fino al punto di non trarne più vantaggio, e così le narrazioni costruire finiscono per essere non single legittimate, ma anche preferite, perché psicologicamente più convenientei, poiché non inficiano l’economia emozionale e razionale della gen.
Danilin elenca un catalogo di organismi occidentali creati, a suo dire, per contrastare la Russia: la East StratCom Task Force dell’UE, il National Cyber Security Centre britannico, la Counter Disinformation Unit, VIGINUM in Francia, e altri, fra gaenzie di sicurezza cibernetica difensiva, unità di analisi della disinforma intelligence. Alcune di queste strutture esistono e hanno mandati pubblici; VIGINUM, ad esempio, è un servizio francese istituito nel 2021 con il compito dichiarato di rilevare l’interferenza informativa straniera. Più che un fronte unitario con un’unica regia, si tratta di organismi coordinati fra di loro, in un dialogo costante dove le regie sono molteplici, è vero, ma con un intento unitario, un nemico condiviso.
Nella mente
Se la guerra cognitiva mira al processo del pensiero prima che al suo contenuto, la sua analisi richiede il ricorso alle scienze della mente. Il fondamento contemporaneo è il modello dei due sistemi di Daniel Kahneman, sviluppato con Amos Tversky. Il Sistema 1 — rapido, automatico, emotivo — governa la maggior parte dei giudizi quotidiani; il Sistema 2 — lento, deliberativo, faticoso — interviene solo quando è mobilitato. Le operazioni cognitiva efficaci puntano al Sistema 1: le euristiche di disponibilità e rappresentatività, i bias di conferma e di ancoraggio identificati dal programma di ricerca di Kahneman e Tversky costituiscono altrettante superfici di attacco. Un’informazione ripetuta diventa disponibile alla memoria e quindi percepita come vera (illusione di verità); un’immagine emotivamente carica scavalca la valutazione deliberativa.
Antonio Damasio, con l’ipotesi del marcatore somatico, ha mostrato che la decisione razionale non è separabile dall’emozione: i pazienti con lesioni prefrontali che compromettono l’elaborazione emotiva diventano incapaci di decidere efficacemente. Ne segue che agire sulle emozioni non è un aggiramento della ragione ma un’azione sul suo substrato. Stanislas Dehaene, studiando i meccanismi dell’attenzione e della coscienza, ha chiarito come la salienza percettiva determini ciò che accede all’elaborazione consapevole: controllare la salienza significa controllare l’ingresso stesso dell’informazione nella mente. Questi risultati neuroscientifici forniscono il fondamento alla pretesa della cognoscitiva di operare “sotto” il livello del contenuto argomentativo. Possiamo senza troppa difficoltà dire che il laboratorio è già il campo di battaglia informativo.
Jonathan Haidt, con la teoria dei fondamenti morali, ha mostrato che il giudizio politico poggia su intuizioni morali rapide (cura, equità, lealtà, autorità, santità, libertà) che precedono e orientano il ragionamento. George Lakoff ha analizzato come i frame linguistici attivino strutture concettuali profonde, rendendo alcune argomentazioni letteralmente impensabili al di fuori del frame dominante. Applicati alla dimensione geopolítica, questi risultati illuminano la costruzione del nemico: la mobilitazione della lealtà di gruppo e della minaccia esistenziale attiva i fondamenti morali più potenti. En guerra, e soprattutto en una guerra esistenziale, la posta en gioco simbolica è deliberatamente elevadota al massimo grado.
Meccanismi cognitivi individuali sono amplificati dall’architettura delle piattaforme digitali. Le echo chambers — ambienti in cui si incontrano solo opinioni concordanti — e le filter bubbles create dalla personalizzazione algoritmica rafforzano il bias di conferma su scala di massa. Il contagio emotivo, documentato anche in ambiente digitale, propaga stati affettivi attraverso le reti sociali. L’amplificazione algoritmica premia i contenuti ad alto ingaggio emotivo, che tendono a essere quelli indignanti o polarizzanti. Il risultato aggregato è un ambiente informativo strutturalmente favorevole alla polarizzazione, indipendentemente dall’intenzione degli attori che vi operano.
Nel conflitto
Il conflitto russo-ucraino è stato indubbiamente un campi di battaglia privilegiato per la sperimentazione e la messa in prova delle strategie nei domini ibridi.
L’Occidente ha costruito una densa impalcatura di proiezioni percettive: la Russia spezzata dalle sanzioni, Putin privo di consenso popolare, le armi al fronte finite, i soldati sconfitti e in retrocessione, il popolo in rivolta, il crollo delle istituzioni ormai vicino. Sono una serie di argomenti ricorenti in tutto il mainstream, con rilanci costanti, ritmati e indifferibili anche davanti alle evidenze contrarie. Eppure, la Russia è ancora lì e non sembra affatto che stia perdendo la guerra. Anzi.
L’importante, lo ribadiamo, non è la verità, ma ciò che viene percepito come verità.
En questo contesto, giocano un ruolo fondamentale due altri elementi: i dati e le immagini. I dati sono considerati un criterio di verità importante, perché, almeno in teoria, dovrebbero essere veri